Ballet 101: A Complete Guide to Learning and Loving the Ballet – Robert Greskovic

solo io posso comprare volutamente un libro on line in inglese sui balletti, e solo io posso aver passato le ultime due ore a tradurre la prefazione di tre pagine (ma scritto serrato, giuro!). la prefazione è dell’amore mio. come potevo ignorarla. e quanta verità.

Prefazione

MIKHAIL BARYSHNIKOV

Quando per la prima volta ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del balletto, la cosa che ha richiamato la mia attenzione non è stata la sola bellezza delle performances, ma il fatto che la bellezza mi sembrasse un fatto personale. È come la gente che colleziona francobolli. In quelle piccole immagini le persone notano i dettagli – quante linee son servite per fare un orecchio o un paio di baffi, e l’inchiostro, e la consistenza della carta – e ritengono che possano essere amati solo da loro. Solo per loro esistono quelle cose così precise e così commoventi. Così è stato per me con il balletto. Ero sicuro di essere l’unico a vedere come la fata, quando ha alzato la sua bacchetta, l’ha abbassata di nuovo in un modo speciale, ad arco, prima velocemente, poi lentamente. Quel movimento era mio, e pieno di mistero.

Quando sono entrato nella ballet school di Riga, ho iniziato a notare tutto questo dall’interno, per vedere i meccanismi, com’era stato insegnato quel movimento ad arco della bacchetta. Ma il balletto non è divenuto meno misterioso per me. Lo è diventato di più. Qui c’era una comunità di persone, molto isolata, che dedicava se stessa a questa forma d’arte. Erano servitori di qualcosa – messaggeri. Avevano un dovere, e non nella vita di tutti i giorni. Ho pensato, che bel modo di vivere. Ognuno aveva il proprio posto nella compagnia, ogni posto era molto importante e necessario, che si trattasse di un danzatore del corps de ballet, o di un coryphée o di un caratterista o di una ballerina. Trascorrevano praticamente tutto il giorno in teatro, e la sera si esibivano. Centinaia di persone, se includi l’orchestra e i macchinisti, e tutti avevano lavorato e lavorato, e poi per tre ore a sera diventavano una cosa sola che non era su di loro ma su un’idea. E il pubblico è venuto a vederla, è poi è sparito. Era un ricordo. Il tutto m’è sembrato un rituale, ossessionante. Quello non era il solo mistero. Anche i balletti, nelle loro storie, erano questioni serie e personali. Giselle e La Bella Addormentata: avevano a che fare con le grandi benedizioni e coi disastri che sono al centro delle nostre vite, le cose che sono troppo imbarazzanti o troppo spaventose per parlarne. Eccole là, in forma cristallizzata. E di nuovo sembrava una cosa molto personale, perché tutto era contenuto nei corpi dei ballerini, e il corpo è così rivelatore.

Quando il ballerino arriva sul palco non è solo una lavagna vuota sulla quale il coreografo ha scritto. Dietro di lui ha tutte le decisioni che ha fatto nella vita. Ha già incontrato un milione di bivi sulla sua strada. Ogni volta ha scelto, e in ciò che è sul palcoscenico vedi il risultato di quelle scelte. Stai guardando la persona che è e che, a questo punto, non può fare a meno di essere. Tutte le esperienze che ha avuto da bambino e da adolescente, tutte le immagini che il suo corpo ha accumulato, si presentano come colori nella danza, dandogli scintillio e complessità. Fuoriescono attraverso gli occhi, dai pori. I ballerini eccezionali sono anche, secondo la mia esperienza, persone eccezionali, persone con un attitude verso la vita, una specie di ricerca e una qualità interna. Loro sanno chi sono, e ti mostrano questo, volentieri. Ma tutti i ballerini sono auto-rivelatori, e questo è vero, non importa quale stile di danza. Che si tratti di balletto o di tecnica Cunningham o di balli indiani o balinesi, il carattere del ballerino gli scorre attraverso. Entro un minuto stai ricevendo un messaggio personale.

Per il pubblico, la conoscenza dell’arte può solo rendere questa esperienza più mirata e commovente. Nelle pagine che seguono, il critico di danza Robert Greskovic espone le basi del balletto – la sua storia, la sua tecnica – e ci porta attraverso performances dei suoi lavori più onorevoli: Giselle, Il Lago dei Cigni, La Bella Addormentata. Esplora quale siano la prima e la seconda posizione, come si siano sviluppate le scarpette da punta, e cosa rende differente un solista da un primo ballerino. Egli cita fonti meravigliose, il coreografo hollywoodiano Hermes Pan che confronta la danza e la musica, il russo balletomane Konstantin Skalkovsky che si lamenta del pubblico di balletto a San Pietroburgo (“Guardano l’adagio più brillante come una mucca guarda un treno di passaggio”). Egli ci fornisce un’informazione interessante, del tipo che normalmente non si ottiene dai libri – ad esempio, che il palcoscenico del Teatro Reale di Copenaghen ha un “buca”, in modo che quando una ragazza italiana vien trasformata in una ninfa acquatica e si trasforma di nuovo in una ragazza italiana davanti ai nostri occhi, qualcuno può raggiungerla da sotto il palco per allontanare il costume della ninfa prima che il fumo si dirada.

Più che informazioni, Greskovic ci dà una sfumatura, un’ombreggiatura. Ci dice, ad esempio, cosa intendono le persone quando parlano della “linea” di un ballerino e come possiamo vedere la linea. Questo è il tipo di spiegazione che solo un esperto può darti, e la maggior parte degli esperti, no. Tutte le cose di cui gli amanti di balletto parlano a intermittenza, mentre i nuovi arrivati stanno lì a chiedersi che cosa significhino: quelle cose sono qui. Infine, Greskovic saluta il suo libro con le sue opinioni. Come un buon ballerino, ci mostra chi è. Ha pensato al balletto – guardandolo, leggendo, scrivendo e parlando di esso – giorno dopo giorno per più di trent’anni. Lo conosce da cima a fondo. Ora condivide la sua conoscenza.

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